Rete delle grandi macchine a spalla italiane

La Rete delle grandi macchine a spalla italiane è un’associazione, nata nel 2006, che include quattro feste religiose cattoliche italiane (la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi e la Faradda di li candareri di Sassari). Dal 2013 la rete è inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO.

Il progetto fu avviato nel 2005[1] dall’attuale coordinatrice e responsabile Patrizia Nardi, come forma di interscambio culturale tra le cinque comunità (oltre a ViterboNolaPalmi e Sassari faceva parte del progetto anche Gubbio con la festa dei ceri) e venne successivamente, nel 2006, recepito dalle istituzioni comunali con il “Protocollo di Nola”[2].

Dal 2010 le amministrazioni comunali, con il Ministero per i beni e le attività culturali, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la commissione nazionale italiana per l’UNESCO, l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, le soprintendenze ai beni storici, artistici ed etnoantropologici regionali e con l’UNPLI, avviarono un percorso di “Prospettiva UNESCO” che portò, nel giro di poco tempo, alla proposta di candidatura delle feste della Rete come “Patrimonio orale e immateriale dell’umanità UNESCO[3]. In quell’anno la città di Gubbio si ritirò dal progetto per presentare una candidatura autonoma, all’UNESCO, della festa dei ceri[4].

Le quattro macchine a spalla italiane Unesco

La proposta di candidatura della Rete, con le quattro feste religiose di ViterboNolaPalmi e Sassari, venne accettata nel 2011 dall’Ufficio Patrimonio UNESCO del Ministero dei Beni Culturali, che istruì la pratica, competendo con altri undici concorrenti. Nel 2012 la Rete venne indicata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO alla selezione degli organi internazionali come unica candidatura italiana per l’anno 2013. La candidatura venne presentata al Salone internazionale del libro di Torino[5].

La Macchina di Santa Rosa

La Macchina di Santa Rosa “Ali di Luce”.

Lo stesso argomento in dettaglio: Macchina di Santa Rosa.

La Macchina di Santa Rosa è una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta), alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate. La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino. Durante il trasporto, che comincia alle ore 21 e al quale assistono decine di migliaia di persone, le vie interessate vengono oscurate per far risaltare la luce della Macchina. Il trasporto rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta a Viterbo nel 1258 per disposizione di Papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio (detta della Crocetta) alla chiesa di Santa Maria delle Rose (oggi Santuario di Santa Rosa).[6]

La Varia di Palmi

Trasporto della Varia del 2008

Lo stesso argomento in dettaglio: Varia di Palmi.

La Varia di Palmi è una festa popolare cattolica che si svolge a Palmi in onore di Maria Santissima della Sacra Lettera, patrona e protettrice della città[7], l’ultima domenica di agosto con cadenza pluriennale prima, annuale ora che la Varia è ufficialmente entrata a far parte dei beni tutelati dall’UNESCO. L’evento è, probabilmente, la festa principale della Regione Calabria[8][9].

La Varia è un enorme carro sacro che rappresenta l’universo e l’assunzione in cielo della Vergine Maria[10]. Sopra il carro, di altezza pari a 16 metri[11] e trasportato a spalla da 200 Mbuttaturi (portatori), trovano posto figuranti umani che rappresentano la Madonna, il Padreterno, gli Apostoli e gli angeli[11]. Un altro momento importante di fede è la processione, il giorno precedente il trasporto della Varia, del quadro di Maria Santissima della Lettera e del reliquiario del Sacro Capello.

L’evento, catalogato quale “patrimonio immateriale” delle regioni d’Italia dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia[12] è organizzato dall’amministrazione comunale di Palmi, con il patrocinio della Provincia di Reggio Calabria, della Regione Calabria e delle istituzioni religiose.

Dal 1900 ad oggi la Varia ha avuto vari riconoscimenti, tra i quali la copertina di un numero de La Domenica del Corriere[13], l’emissione un francobollo prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato[14] e l’abbinato ad una lotteria nazionale[15]. L’edizione della festa del 2013 ha visto la partecipazione di circa 180.000 spettatori[16].

La festa dei Gigli

Alcuni gigli e la barca in piazza Duomo

Lo stesso argomento in dettaglio: Festa dei Gigli.

La Festa dei Gigli è una festa popolare cattolica che si tiene ogni anno a Nola in occasione della festività patronale dedicata a San Paolino. Con questo evento i nolani celebrano il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino dalla prigionia ad opera dei barbari avvenuto nella prima metà del V secolo.

La domenica successiva al 22 giugno di ogni anno si svolge la festa, vale a dire la processione danzante di 8 Gigli più una struttura più bassa a forma di barca che simboleggia il ritorno in patria di San Paolino. Gli obelischi di legno prendono il nome delle antiche corporazioni delle arti e mestieri, nell’ordine Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto.

I Gigli e la Barca danzano lungo un tradizionale percorso individuato nel nucleo più antico della cittadina al ritmo di brani originali e reinterpretazioni attinte dalla tradizione musicale napoletana, italiana e internazionale eseguiti da una banda musicale posta sulla base della struttura.

La manifestazione copre l’intero arco della giornata. Nel corso della mattinata, i Gigli e la Barca vengono trasportati in piazza Duomo, la piazza principale di Nola, dove avviene la solenne benedizione da parte del vescovo. Dal primo pomeriggio all’alba del lunedì le strutture e i cullatori che li trasportano affrontano spettacolari prove di abilità e di forza.

La Faradda di li candareri

Un candeliere in processione

Lo stesso argomento in dettaglio: Faradda di li candareri.

La Discesa dei candelieri (in sassarese Faradda di li candareri o solo Faradda) è una festa che si tiene a Sassari la sera precedente alla festa della Madonna Assunta (ferragosto) e consiste in una processione danzante di grandi colonne di legno, ceri simbolici, detti “candelieri” (li candareri), che si svolge lungo il Corso Vittorio Emanuele II fino a Porta Sant’Antonio e dal Corso Francesco Vico fino ad’arrivare alla chiesa di Santa Maria di Betlem, è la più piccola e meno sfarzosa delle feste legate alla Rete delle grandi macchine a spalla patrimonio Unesco.

È chiamata anche Festha manna, ovvero “Festa grande” e, secondo la tradizione, deriva da un voto fatto alla Madonna Assunta, che avrebbe salvato la città dalla peste.

Ebbe un periodo di crisi tra la fine del XIX secolo e gli inizi del Novecento, ma attualmente è seguita da circa 20.000 persone, che giungono a Sassari anche dall’estero[17].

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