Napoli e Argentina un amore lungo 40 anni

La storia tra Italia ed Argentina è da sempre ricca di contenuti e valori. Sono due popoli accomunati dall’amore verso la propria terra ed attraversate da una serie di ingiustizie che hanno forgiato il carattere e le manifestazioni degli uomini e donne che abitano queste terre.

In modo particolare, le similitudini sono con il popolo del meridione d’Italia, ed ancor di più con i napoletani, che in grandi numeri hanno pacificamente invaso l’Argentina nel periodo delle grandi emigrazioni del secolo breve.

Ma tuttavia, ogni storia deve trovare un proprio cantore, un profeta che ne incarni le passioni e ne interpreti le speranze. Molti hanno per un breve periodo incarnato questa figura ed hanno avuto questo ruolo, ma sicuramente colui che più di altri ha rappresentato il senso di riscatto del popolo napoletano ed argentino, colui che ha assunto sulla sua persona, elevata a simbolo, la voglia di saltare il muro che ostruiva la possibilità di osservare un nuovo orizzonte, fatto di speranza e possibilità, è stato Diego Armando Maradona.

Maradona non può essere limitato al ruolo di calciatore, anche se il più grande di tutti. Maradona è lo specchio di due società sottomesse da sempre, soggiogate dalla prepotenza di classi dirigenti che hanno visto la propria affermazione come unica ragione di esistenza, pur facendo pagare ad altri, i più deboli, il costo di quel dominio e di quell’accumulo di danaro. I piccoli scugnizzi napoletani ed i loro omologhi argentini, hanno trovato nel campione un simbolo, un modello, una speranza che il talento, molte volte sconosciuto agli stessi possessori, può sovvertire e ribaltare ciò che la società precostituita ha fissato e determinato per chi nasce povero. E si nasce povero, non solo perché si appartiene ad una famiglia meno abbiente, ma la povertà, quella che non riesci a scrollarti di dosso, è quella che ti viene dal territorio dove nasci e cresci. Perché sempre, questo ti marchia a vita. Marchio di infamia, di un destino scritto a priori che nessun talento potrà cambiare, perché nessuno dà una possibilità a chi proviene da certe terre. E a certi territori non può, non deve, essere concessa possibilità alcuna. Perché il ricco, il potente si scaglia sempre contro chi nasce sfortunato, poiché gli consente di dimostrare la sua bravura, la propria affidabilità, il suo appartenere alla parte “giusta”.

Maradona ha infranto tutto questo. E’ nato in uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires ed è arrivato alla cima del mondo. Osannato, venerato da tutti, lui ha sempre mantenuto, anzi l’ha affermata con forza, la propria appartenenza al ceto, alla terra ed alle persone con le quali ha passato i primi anni di vita. E tutto questo lo ha mantenuto anche quando si è trasferito all’estero. Approdato nella bellissima Barcellona, è stato respinto perché il campione non era uno che mediava sui valori fondanti nei quali credeva. E’ venuto a Napoli, città che non aveva una grande storia calcistica e di dirigenza, in una terra che da sempre viene guardata con fastidio dal ricco nord, che non aveva mai vinto un campionato e, soprattutto, si pensava che il popolo non fosse maturo, sufficientemente preparato per una vittoria tanto importante. Ma è stato amore a prima vista. 

Diego ha ritrovato quel calore che aveva lasciato in Argentina, è stato promosso, subito, capitano. Il popolo rivedeva in lui ciò che i piccoli del suo quartiere aveva visto anni addietro. Qui è rinato. Ha preso una squadra dai bassifondi della classifica e l’ha portata a vincere due campionati ed una Coppa Uefa. Da qui Maradona è partito per la conquista del Mondo, vincendo in Messico la Coppa del Mondo per Nazioni, con la sua Argentina.

Maradona è stato l’eroe dei due mondi, divisi dall’immensità dell’oceano, ma uniti dalle ingiustizie, dalla cattiveria dei cori “colera, colera” che accoglieva gli azzurri, dalla crudeltà dei desaparasidos, dalle ingiustizie che hanno segnato le vite di questi popoli.

 Naturalmente la fine di un percorso cosi faticoso ed accidentato, non poteva essere a tinte rose. E cosi è stato. L’enorme pressione doveva produrre qualcosa, e quel qualcosa è stata la fine brutta e crudele riservata al campione argentino. Con medici che non hanno fatto il proprio dovere, con artisti e calciatori che si sono espressi in modo indecente, con il popolo argentino e napoletano che ritornano nei ranghi a loro deputati.

Ma anche qui, il talento ci regala una sorpresa. Di fronte al buio della morte, la grandezza dell’uomo e dello sportivo vincono, regalando una luce infinita all’uomo tanto bistrattato, ponendolo al di sopra della morte e ritagliando per quel piccolo grande essere un ruolo nell’immensità. Maradona non morirà mai. Le sue gesta in campo, le sue affermazioni contro il potere costituito, i suoi eccessi nella vita privata, trovano la giusta ricompensa nelle dimostrazioni di affetto che a Napoli ed a Buenos Aires si sono levate per dire no alla sua fine fisica e ricordare, invece, che le sue parole resteranno per sempre un modello di riscatto per ogni popolo oppresso e per ogni persona che crede che domani possa essere un giorno diverso. Napoli e Buenos Aires, l’Italia e l’Argentina saranno sempre legate da un doppio filo, anche grazie a questo grande piccolo, immenso uomo. 

Nave Vespucci a Buenos Aires

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