Le bellezze e le stranezze di Catania

Catania è una città straordinaria, è la patria di Bellini, di Verga, di Martoglio, di Musco e di tanti altri artisti, ma è anche la città dove le buche stradali, che si dividono in epoche geologiche ed archeologiche, vengono mantenute nelle condizioni in cui si trovano in onore di Keynes. 

Ci sono le buche del paleozoico, quelle del mesozoico e quelle più recenti, che risalgono alla discesa di Garibaldi e dei suoi mille, che pare le abbiano usate come trincee contro l’esercito borbonico. 

Pare, inoltre, che, da alcuni decenni, sia allo studio un progetto per la valorizzazione delle buche stradali alle quali parteciperà Vittorio Sgarbi, grande esperto di buchi di ogni genere. 

A Catania il verde è particolarmente curato, soprattutto quello delle tasche dei catanesi e quello delle inferriate dei balconi di alcuni palazzi. 

A proposito di Bellini, a Catania lo si celebra tanto che oltre ad avergli dedicato un teatro e un monumento, gli si è intitolata una piazza e persino l’aeroporto: Ma chi c’entra? Mah!

D’altra parte, però. non si dice forse che la musica vola sulle note di chi la compone, dunque, di che meravigliarsi?

Catania è talmente importante che le vie e le piazze non hanno soltanto i nomi, come accade in tutto il mondo, ma anche i soprannomi. Non ni facemu mancari nenti.

Piazza Giovanni Verga è intesa Piazza Esposizione; Piazza Cavour è intesa Piazza Borgo; la via Carlo Forlanini è detta ‘a vanedda ‘a  cucchiara; la via della Concordia è detta Strada ottanta palmi, Piazza Palestro è detta il Fortino, Piazza Mancini Battaglia è chiamata Piazza Ognina, la villa Pacini è nota come Villa Varagghi, ecc.

Persino le rocce laviche hanno un nome: la sciara Curia è una di queste. Il cimitero si chiama “i tri canceddi”, che ovviamente è meno funereo.

Catania è una città speciale. Qui le opere pubbliche si inaugurano ad ogni stato di avanzamento dei lavori e qualcuna, pur di poterla continuare ad inaugurare, non la si conclude mai e la si lascia in eredità agli inauguratori che verranno. 

A Catania le strade sono sporche, gli incroci sono intasati, ma i parabrezza sono pulitissimi, grazie a vere e proprie squadre di pulitori volontari, che non ti mollano se non contribuisci con qualche monetine alla loro sussistenza. 

Catania è una città molto democratica, ad esempio la segnaletica rappresenta una libera opinione dell’amministrazione civica, che gli automobilisti ed i pedoni possono tranquillamente disattendere a loro libero piacimento. 

A Catania le emittenti televisive rischiano la chiusura a causa della concorrenza che fanno loro le telecamere dei vigili urbani, che però diminuiscono di giorno in giorno ed i più giovani tra loro lo sono per caso.

A proposito di vigili urbani. 

A Catania sta crescendo la categoria degli ausiliari del traffico, che possono avvertire ma non multare, e quella dei posteggiatori legali, che possono multare anche senza avvertire, mentre prosperano pure i posteggiatori abusivi, solo che, per non disturbare quelli ufficiali, hanno cambiato orario di lavoro. 

Vivere a Catania significa vivere contemporaneamente anche a Venezia: basta avere la pazienza di attendere che piova e le strade si trasformano in veri e propri canali, anche se mancano le gondole e San Marco non è una piazza, ma un moderno ed importante ospedale, dove non mancano i problemi: è pi non fallu arristari arreri . 

A Catania il completo non è un abito, ma una bevanda, che solo alcuni sanno preparare a regola d’arte, nel qual caso può essere definito scialacori, che letteralmente vuol dire che delizia il cuore, inteso come corpo e anima.

Catania è una città transgender e per nulla omofoba, persino il vulcano, termine di genere maschile, ha un nome bivalente, si chiama Etna, ma viene soprannominato “a muntagna”, rigorosamente al femminile.  

Catania, però, non dimentica mai di essere la patria del gallismo, tanto che nel suo simbolo, ‘u liotru, l’elefante tanto famoso, per di non smentire la mascolinità etnea, non solo ha la proboscide ben alzata ma, udite udite, unico al mondo, mostra i suoi attributi, come sanno benissimo gli studenti universitari di un tempo, che andavano a lavarglieli durante la festa della matricola. 

A proposito di elefante, a Catania i tifosi sono talmente affezionati alla omonima squadra che tifano per lei anche quando non esiste e ne vengono ricambiati con generosità e goal. 

‘A calata da marina sciddicau ‘na signurina, sciddicau cu’ l’anchi aperti e si visti ‘u 37. Ma, com’è noto a tutti: Ogni fichiteddu di musca è sustanza.

Nella città in cui Vitaliano Brancati ed Ercole Patti ambientarono i loro romanzi d’amore ed erotismo non poteva mancare neanche questo scioglilingua, così come non poteva non esserci una Via delle Finanze nella quale circola tanto denaro, ma pochissime tasse, ed è un vero piacere: chi ‘nnicchi ‘nnacchi e cassatelli ‘i Pasqua… lo era…lo fu! Ora piacere non ce n’è più…mizzica chi bella rima!

Per finire, però, va citata un’altra attualissima contraddizione catanese. ‘O peggiu non c’è mai fini, ma ‘u megghiu ancora ‘a veniri…Ora ‘a chiamunu resilienza!

Salvo Fleres

Nave Vespucci a Buenos Aires

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