L’allargamento dei BRICS e le prospettive aperte nella scena globale

di Marco Ricceri 

Segretario Generale EURISPES

(Roma-Italia

La decisione presa dal XV Vertice BRICS, svolto a Johannesburg in Sudafrica il 23 agosto 2023, di ampliare il coordinamento a nuovi Stati membri  è stata senza dubbio la notizia che ha avuto una grande eco internazionale. In base a tale scelta, dal 1 gennaio 2024  la realtà BRICS si allargherà ai seguenti Stati: Repubblica Argentina, Repubblica Araba di Egitto, Repubblica Federale Democratica di Etiopia, Repubblica Islamica dell’Iran, il Regno dell’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi. A ciò va aggiunto il fatto che negli ultimi tempi diversi altri Stati – circa 11 o 20 secondo gli elementi che conosciamo – hanno espresso il loro interesse ad entrare nel coordinamento come “membri a pieno tutolo” o comunque a collaborare strettamente con esso. Come interpretare questo fatto ?  

La lettura più diffusa nella stampa e nei commenti degli esperti è che con questo allargamento i BRICS hanno creato le condizioni e dato un segnale chiaro di voler creare un blocco politico ed economico definito come anti-occidentale.  Questa interpretazione è molto semplice ed anche attrattiva; ma in effetti non corrisponde agli obbiettivi strategici e all’impegno promosso finora dal coordinamento, una posizione continuamente ribadita nei documenti ufficiali approvati nei loro vertici. In realtà, fin dalla loro costituzione formale nel 2009 e poi nel corso di tutti gli anni successivi i BRICS si sono sempre posti come riformatori, non come distruttori dell’ordine globale esistente e del relativo sistema di governance; ad esempio, hanno sempre riconosciuto il ruolo centrale delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali come lo stesso Fondo Monetario e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, di cui ovviamente chiedono una riforma. Ciò che prevale nelle loro proposte è, in sintesi, una idea di migliore funzionalità e rappresentatività delle strutture internazionali, non l’idea della contrapposizione politica ed economica. 

Una conferma la troviamo anche  nella Dichiarazione finale approvata al XV vertice di Johannseburg. Vedi ad esempio le proposte per la riforma dell’ ONU (art.3,6,7) , dell’Organizzazione Internazionale del Commercio – WTO (art.8), del Fondo Monetario Internazionale (art. 10), dello stesso G20 (art. 27,28,30) al quale viene riconosciuto esplicitamente il ruolo centrale nella governance dell’economia internazionale ma al quale si chiede di operare per un modello di sviluppo più giusto ed equilibrato in grado di rappresentare e soddisfare i bisogni di quello che viene comunemente definito come il Sud del Mondo (Global South). 

Nella interpretazione della decisione dell’allargamento dei BRICS bisogna quindi evitare quella che viene definita come la trappola di Kipling, il famoso scrittore inglese di fine Ottocento-primi Novecento, secondo il quale “ l’Est è l’Est e l’Ovest è l’Ovest”. Questa visione del mondo diviso in due civiltà contrapposte, poteva valere due secoli fa, all’epoca del colonialismo, ma non ha alcun senso nella realtà di oggi caratterizzata da un mondo fortemente integrato (pensiamo ai collegamenti digitali, finanziari, commerciali) con grandi sfide comuni come, ad esempio, i cambiamenti climatici e demografici. In ogni caso non è una visione che troviamo nei documenti e nelle scelte dei BRICS fin dall’inizio della loro esperienza. 

I veri elementi su cui concentrare l’attenzione sono sostanzialmente due: il primo è capire come il coordinamento BRICS, rafforzato dai nuovi Stati membri, intende operare all’interno delle attuali istituzioni internazionali, quali azioni, piani di riforma, soluzioni intende concretamente perseguire, con quali alleanze e contributi di altri soggetti; il secondo è  capire che tipo di assetto istituzionale intende costruire e assumere per agire con più efficacia di quanto avvenga attualmente sulla scena globale.  

A questo riguardo gli esperti ci invitano a riflettere: che cosa è in realtà il coordinamento BRICS dal punto di vista istituzionale? Non è un organismo internazionalmente riconosciuto,  non ha una segreteria permanente, nemmeno un segretariato digitale virtuale, non è un’alleanza politica o economica che faccia riferimento a un trattato. E’, in sostanza, una pratica d’incontro nella quale di volta in volta sono definite le linee di cooperazione sia interna che esterna. Le uniche due istituzioni riconosciute in ambito internazionale e promosse dai BRICS sono la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e il Fondo di Riserva Finanziaria (CRA). Ma il coordinamento in quanto tale non ha compiuto finora alcun passo in avanti in questa direzione. 

Questa situazione ha funzionato – bene bisogna riconoscerlo – con un numero molto ristretto di Stati membri, i cinque Stati BRICS, ma rischia di non funzionare più con l’allargamento a undici Stati membri e ancor meno nella prospettiva di un possibile ulteriore allargamento, secondo gli obbiettivi della strategia Brics Plus e Brics Outreach. In sostanza si è aperto il capitolo della definizione di un assetto istituzionale adeguato, ad esempio in relazione ai sistemi decisionali da applicare all’interno, un compito che il XV vertice 2023 ha affidato al lavoro dei cosiddetti “sherpa” i diplomatici che operano a supporto dei vertici. I BRICS sono di fronte ad un passaggio molto delicato, potremmo anche dire  decisivo, di cui sono ben consapevoli, come evidenziato negli articoli 87,88,90 della Dichiarazione finale 2023.

Questo passaggio è importante anche ai fini dell’ ulteriore intensificarsi della cooperazione economica, finanziaria e monetaria, secondo la strategia di sviluppo comune disegnata dal BRICS Business Council fino al 2025 (il Partenariato Economico) e dal presidenti delle banche centrali dei BRICS riguardo alla organizzazione di un sistema di pagamento comune con riferimento ad un’unica valuta convertibile. Dai documenti ufficiali si apprende che si sta discutendo anche sul possibile nome da dare a questa unità monetaria, la nuova moneta dei BRICS: “RULIND” oppure “R5” con riferimento alle iniziali delle monete dei cinque Stati membri. Leggendo i progetti in corso di attuazione, ci si rende ben conto dei passi avanti concreti che i BRICS stanno facendo per costruire un loro originale sistema monetario e contribuire anche in tal modo– questo è il punto che evidenziano – a una maggior stabilità ed equilibrio dei mercati finanziari mondiali. 

In generale, i BRICS stanno procedendo nella formazione di una loro valuta comune, di comuni riserve di investimento, nel moltiplicare gli accordi reciproci riguardo all’impiego delle valute nazionali, un passaggio quest’ultimo che è visto con particolare favore anche da molti Stati esterni al coordinamento, emergenti e in via di sviluppo. Oltre alla loro banca di sviluppo (NDB) e al Fondo di Riserva (CRA), negli ultimi tempi i BRICS hanno creato diversi organismi importanti come l’Insurance Pool, il BRICS Exchange Alliance, hanno elaborato uno specifico programma di supporto alle relazioni commerciali denominato “Promozione commerciale finanziaria”, un programma per le operazioni speciali legate alle attività di esportazione-importazione etc. 

Questo insieme di elementi consente una riflessione conclusiva. In effetti con i  BRICS siamo di fronte ad un coordinamento importante tra Stati che svolgono un ruolo di primo piano sulla scena internazionale e che, contrariamente a molte previsioni, è riuscito a mantenersi attivo e consolidarsi in questi anni intensificando – questo il punto da sottolineare – sia la cooperazione interna che la cooperazione esterna. 

Il crescente consenso ricevuto dal coordinamento nel corso degli anni, testimoniato dalla recente decisione dell’allargamento a nuovi Stati membri, dovrebbe indurre a considerare con maggiore attenzione gli aspetti anche politici, nel senso più ampio del termine, del messaggio e della funzione che i BRICS stanno svolgendo sia nella costruzione di un nuovo multilateralismo, sia nella promozione di uno sviluppo globale più equilibrato. In America Latina , con la partecipazione ai BRICS di Brasile, Argentina e Uruguay (nella banca NDB); in Africa con la sinergia sempre più stretta con l’Unione Africana (UA) , nel Mediterraneo con l’adesione dell’Egitto e l’interesse di Turchia e Algeria in particolare, e ancora nella realtà asiatica:  c’è , diffusa, un’esigenza di una profonda riforma del sistema globale così come è organizzato e affermato da anni. 

Questo è il punto chiave: sarà possibile nel prossimo futuro creare situazioni di cooperazione paritaria e condivisa per perseguire questo obbiettivo ovvero lo scenario sarà sempre più segnato da tensioni, chiusure , rotture, come quelle verificatesi negli ultimi tempi? La domanda è davvero aperta e  riguarda tutta la comunità internazionale: saper affrontare e risolvere la suddetta riforma del sistema globale con lo stesso impegno, ad esempio, con cui si è arrivati a definire in sede ONU una valida strategia per lo sviluppo sostenibile condivisa da tutti gli Stati membri.

Riferimento

Marco Ricceri 

Website: www.eurispes.eu

Email: riccerimarco@hotmail.com 

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