La matrice Latina del populismo.

BOBO CRAXI

Si può dire, senza ombra di smentita, che il populismo ha avuto nella sua versione Latina moderna una sua piena realizzazione in paesi strutturalmente democratici che hanno tuttavia aperto la strada e le porte ad una forma di democrazia diretta, appunto “popolocratica” Che è cosa diversa, ancillare non opposta, della democrazia fondata sui partiti ideologici.

Una realizzazione piena e compiuta delle volontà popolari che si identifica quasi spiritualmente con la figura del leader, del condottiero, della guida.

Era nella Democrazia Ateniese che i cittadini venivano posti in un quadro di parità e di facoltà deliberativa sulle questioni concernenti la polis; ma nelle sue forme avanzate la democrazia si è configurata come organizzazione del pluralismo delle opzioni di gruppi e di cittadini, sovente divisi per classi ed interessi. Così nacquero le ideologie. Il populismo moderno é capace di abbracciare interessi trasversali, non sempre coincidenti ma nella figura del capo spirituale risiede la sintesi di questi interessi, il resto lo sviluppa la fiducia collettiva ed il traporto emotivo verso la personalità che incarna ed esprime il sentimento popolare comune.

Così si sono spiegati i grandi fenomeni del populismo argentino che ha avuto nella parabola di Evita Peron una grande icona nazionale, ma nella stessa Inghilterra non Latina, l’identificazione popolare con Winston Churchill supero la stessa devozione alla Regina.

Quando si crea un legame carnale con il proprio leader avviene qualcosa di spirituale e messianico che trascende l’elemento politico, in fondo l’incarico istituzionale é una funzione a tempo, nel caso delle costituzioni democratiche perimetrato da regole, vincoli, tempistica del mandato e obblighi di Ufficio.

Tuttavia abbiamo toccato con mano che anche nell’era moderna sono apparsi modelli non dissimili da quello conosciuti in passato dove era meno prevalente il peso ed il ruolo dei mass-media che in definitiva dovrebbero essere in grado di attenuare la forza dirompente dei condottieri carismatici.

Sono personalità sovente debordanti, anche divisive per la veemenza con la quale più che le loro convinzioni o i valori di cui si sentono portatori difendono l’idea di una società diversa, in cui non vi è spazio del riconoscimento delle tesi alternative e delle forze che diventano nemiche ed avversarie.

Quando si vincono le elezioni é al contrario necessario ricucire le ferite ed assumere il

Carattere necessariamente “ecumenico” che la democrazia obbliga ad assumere. 

Governare con le proprie convinzioni ma nell’interesse di tutti, cercando di capire l’altro. Il populismo spesso si trasforma e diventa eccessivamente nazionalista e quindi escludente nei confronti di altri popoli, diventa totalitario nella gestione di società sempre più complesse che devono essere governate con equilibrio.

Il lutto nazionale dichiarato per la morte di Berlusconi, e da qualche parte politica avversato, ha al contrario rappresentato un compromesso non ipocrita che riconosce l’identificazione non di una parte politica, non di un uomo ma dell’istituzione che ha rappresentato come un valore nazionale in sé. Tutto il contrario quindi di un riconoscimento solo di parte che avrebbe finito per sancire la spaccatura perenne di un paese come l’Italia che nei momenti migliori ha saputo essere unita.

C’è stata la parentesi della lotta alla pandemia, ma essa é sembrata una stagione che ci siamo messi alle spalle, in Europa come altrove. Invece per evitare e contrastare i movimenti dalla risposta facile e demagogica una attenzione quotidiana su valori che uniscono le nazioni sarebbe un utile antidoto al populismo di massa che indebolisce e non rafforza le nostre istituzioni nel futuro. 

Nave Vespucci a Buenos Aires

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