Italia: è allarme per la diffusione del “granchio blu” ed interviene anche il Governo

di Piergiorgio Benvenuti

Il “granchio blu” , «Callinectes sapidus», questo il nome scientifico, originario della costa orientale delle Americhe e diffuso originariamente tra il Canada e l’Argentina settentrionale, si suppone sia stato introdotto nei porti Mediterranei attraverso le acque di zavorra delle navi provenienti dalle coste atlantiche.

Nei Paesi in cui è diffuso da tempo, sulla Costa Atlantica degli Stati Uniti e nel Messico ogni anno vengono prelevate 58.000 tonnellate considerano il granchio blu una specie da tutelare, tanto che non si può pescare al di sotto di una determinata grandezza, ed ormai è diventato un comune e prelibato alimento, in particolare negli stati di Louisiana, Maryland, North Carolina e NewJersey.

Nella costa italiana è ormai considerato il «killer dei mari» perché è onnivoro, si nutre infatti di vongole, cozze, crostacei, qualsiasi tipo di pesce, specie gli avanotti, cioè i pesci appena nati, e fa vere razzie di uova. La femmina ne riesce a deporre fino a 2 milioni.

Un ennesimo colpo negativo al mare dove grazie ad una serie di problemi come le fonti d’inquinamento soprattutto per la presenza della plastica, sta causando problemi seri alla pesca, considerando che vi sono sempre meno pesci, e secondo quanto ha rilevato la Fao, il 66% dei mari del mondo è sfruttato al massimo e il 33% è sovrasfruttato e si calcola che la diffusione delle specie aliene come il granchio blu siano responsabili della perdita del 5% del PIL mondiale.

Il granchio blu vaga nei mari italiani dal 2008: è a questa data che risale il primo avvistamento. I pescatori lo hanno trovato nelle acque della Basilicata, dal 2022 ha invaso le zone di acqua dolce e salmastra in Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana, ed ora si sta diffondendo sulle coste dell’intera penisola causando oltre alla pesca danni agli allevamenti ittici e alla biodiversità.

Secondo Fedagripesca la presenza in Italia sta causando un danno economico, stimato in 100 milioni di euro e mettendo a rischio la sopravvivenza di luoghi fra i più importanti per la produzione di vongole di tutta Europa.

Sull’argomento è intervenuto il Presidente del Veneto, Luca Zaia, esprimendo fortissima preoccupazione. “La nostra laguna diventa una incubatrice di una bomba esplosiva – ha sottolineato il Governatore – ho l’impressione che ancora non ci si sia fatta l’idea della portata di questa catastrofe per le nostre vongole e la nostra identità alimentare”, e prosegue “ ho chiesto lo stato di calamità il 24 luglio di quest’anno e l’8 agosto ho scritto al Governo perché dichiari lo stato di emergenza nazionale”.

Il Governo italiano è intervenuto con il decreto legge Omnibus mettendo a disposizione 2,9 milioni di euro per i consorzi e le imprese specializzate, affinché lo catturino, ne contengano la diffusione ed impedire l’aggravamento dei danni inferti all’economia del settore ittico.

Ora in Italia, oltre agli aiuti governativi si sta pensando di adottare un altro modo per debellare questo granchio, cucinarlo. E subito si sta diffondendo una vera e propria filiera gastronomica, tanto che sui media sono comparse ricette e suggerimenti ed anche i ristoranti fanno bella mostra di menù dove non mancano gli abbinamenti con i tradizionali spaghetti.

Secondo gli esperti, il ricavato non è comparabile ai danni provocati all’ambiente e all’economia. Il mercato cerca infatti solo gli esemplari più grandi, ossia almeno 15 centimetri di lunghezza per 23 di larghezza. E i più piccoli? Sono tanti e non si riescono a vendere.

Oggi stiamo alla ricerca delle soluzioni sulla diffusione del granchio blu, sta di fatto che l’Italia con sempre maggiore frequenza sta facendo i conti con la diffusione in mare delle più diverse specie invasive, specie aliene, più di 3.000 che sono state introdotte dall’uomo in modo accidentale o volontario e che minacciano la biodiversità nonché l’economia del Paese.

Con l’auspicio che si possano intravedere soluzioni più complessive rispetto a contributi governativi straordinari, ed a soluzioni come i naturali predatori del granchio blu come le tartarughe marine, particolari uccelli, cefalopodi e pesci, o la soluzione di un rinnovato menù sulle tavole degli Italiani.

Il problema è sempre lo stesso, ricercare soluzioni ambientali a largo raggio, difendere la biodiversità, garantire un equilibrio naturale che ancora una volta – con tutta probabilità – è stato compromesso dall’attività dell’uomo.

Nave Vespucci a Buenos Aires

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