CINA ED USA D’ACCORDO: “VOLTARSI LE SPALLE NON È UN’OPZIONE”

Conflitti e scontri avrebbero “conseguenze insopportabili”. Effetto domino nelle relazioni internazionali. La Russia spera nella “stabilità dell’amicizia” con la Cina ed ammette di non sapere se si sia parlato nel vertice dei rapporti con Mosca.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il Presidente cinese Xi Jinping hanno aperto con una vigorosa stretta di mano l’incontro di oltre quattro ore nella suggestiva cornice della storica residenza Filoli, alle porte di San Francisco, ampliamente conosciuta nel mondo intero perché coreografico ambiente nel quale sono state realizzati tanti episodi di celebri serie televisive negli oltre 270 ettari su cui si estende la proprietà.

Un segnale a Pechino perché si voleva dimostrare nei fatti la cura posta per garantire la sicurezza dell’ospite, impedendo manifestazioni anticinesi, ed un segnale di consapevolezza per l’importanza dell’incontro che la diplomazia americana ha inviato alle diplomazie del pianeta ed ai cittadini americani.

Dopo mesi di attenti preparativi per accordarsi su una “competizione vigorosa ma responsabile”, stando ad un comunicato del ministero degli Esteri cinese, i due leader hanno avuto “uno scambio di opinioni sincero e approfondito” su questioni strategiche e generali ritenute “cruciali” per l’orientamento delle relazioni bilaterali, nonché “sull’attuale situazione internazionale e su dossier inerenti pace e sviluppo nel mondo”. 

Come era prevedibile, usando il buon senso, l’incontro bilaterale organizzato nell’ambito dell’assise dell’APEC, l’Asia-Pacific Cooperation, non doveva produrre un Trattato, perché in questo caso le decisioni assunte nell’ambito di quadri già stabiliti non avrebbero dovuto superare il complesso vaglio del Senato e della Camera dei Rappresentanti dove i parlamentari repubblicani, per ovvie motivazioni preelettorali, avrebbero praticato un pernicioso ostruzionismo.

Al contrario, come ha affermato il ministro del Commercio Gina Raimondo, la firma degli accordi nel quadro economico indo-pacifico riflette l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dei paesi asiatici (e di riflesso nel mondo). 

Durante la lunga conferenza stampa tenuta a margine dell’incontro, Biden ha rivolto la sua attenzione alle economie dell’Asia-Pacifico e indirettamente parlando agli amministratori delle grandi multinazionali che hanno partecipato alla cena organizzata da Xi, offrendo da duemila a quarantamila dollari per un posto a tavola, ha messo l’accento sui rischi per le loro attività derivanti dalla crisi mondiale ed ha fatto riferimento a tutti i nodi che complicano le relazioni tra le due maggiori potenze globali: gli Stati Uniti, ha spiegato il presidente, continueranno a competere “vigorosamente” con la Cina, ma agiranno “responsabilmente, per evitare un conflitto”. “Ove possibile, dove i nostri interessi coincidono, lavoreremo insieme: questo è quello che il resto del mondo si aspetta dai nostri Paesi”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca, che infatti ha annunciato con l’omologo cinese la riapertura parziale delle comunicazioni dirette tra gli apparati militari dei due Paesi, oltre ad accordi su contrasto al narcotraffico e sull’utilizzo responsabile dell’Intelligenza Artificiale. 

Nel quadro dei “cambiamenti globali mai visti in un secolo”, ha detto Xi Jinping, Cina e Stati Uniti hanno due opzioni: rafforzare la cooperazione per affrontare le problematiche globali promuovendo sicurezza e prosperità, o aggrapparsi ad una mentalità a “somma zero” trascinando il mondo verso “tumulti e divisioni”. Quelle tra Cina e Stati Uniti, ha insistito Xi, sono “le relazioni bilaterali più’ importanti al mondo”, e “voltarsi le spalle a vicenda non è un’opzione”: “Non è realistico che una parte rimodelli l’altra, e il conflitto e lo scontro avrebbero conseguenze insopportabili per entrambe le parti. La competizione tra grandi Paesi non può’ risolvere i problemi che affliggono la Cina, gli Stati Uniti o il mondo. Quest’ultimo è abbastanza grande da accogliere entrambi e il successo dell’uno rappresenta un’opportunità per l’altro”, l’obiettivo comune è quello di inviare un messaggio di stabilità al resto del mondo. 

Ieri Biden , parlando ai leader presenti all’incontro, i rappresentanti dei 21 paesi che fanno parte dell’APEC ed alcuni altri , come l’India , che non sono membri della cooperazione allargata ma dell’Indo-Pacific Framework, ha cercato di persuadere tutti i partecipanti della volontà, e capacità, statunitense di poter “coltivare legami economici in tutta la regione” dando risposta “ ai rischi che le crisi mondiali fanno correre alle attività economiche” ed ha elencato le sfide che i leader dovranno esaminare ribadendo che “ abbiamo davanti a noi alcuni giorni impegnativi ma i nostri strumenti più efficaci per affrontare queste sfide rimangono gli stessi… connessione, cooperazione, azione collettiva e scopo comune.”

Biden, “old Joe”, dimostra di essere molto più esperto di tanti suoi predecessori nel complesso esercizio di gestione del potere tramite la diplomazia.

L’individuazione dell’incontro dell’Apec lo dimostra.

Gli Stati Uniti non ospitano il vertice annuale dei leader – avviato nel 1993 dal presidente Bill Clinton – dal 2011. Il gruppo si è riunito virtualmente nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus. I leader si sono riuniti a Bangkok l’anno scorso, ma Biden ha saltato il vertice perché sua nipote stava per sposarsi e al suo posto ha mandato la vicepresidente Kamala Harris, che, come previsto, non ha lasciato alcun segno visibile.

Biden ha detto a coloro che si sono riuniti mercoledì sera ad una festa di benvenuto – tra cui il rappresentante della Russia, il vice primo ministro Alexei Overchuk – che le sfide di oggi sono diverse da quelle affrontate nei tempi passati da altri leader dell’APEC. “Come sfrutteremo il potenziale dell’intelligenza artificiale per migliorare il mondo, riducendo al minimo i rischi e le preoccupazioni per la sicurezza del presente?” ha chiesto. “Agiremo con l’urgenza necessaria per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio ed evitare “una catastrofe climatica che minaccia tutti noi? È possibile costruire catene di approvvigionamento più resilienti e sicure di fronte a minacce come i disastri naturali e le pandemie?” 

Sempre ieri, 16 novembre 2023, Biden ha parlato ai CEO che stanno esplorando le nuove tecnologie e il concetto di resilienza in modo che le aziende possano affrontare una serie di sfide. Riporta AP che, a giudizio di Biden, dopo decenni di commercio costruito sulla premessa di mantenere bassi i prezzi, accedere a nuovi mercati e massimizzare i profitti, molte aziende stanno ora scoprendo che l’economia globale è vulnerabile. I conflitti Russia-Ucraina e Israele-Hamas non aiutano la situazione. La pandemia di COVID-19 ha messo in luce le fragilità delle loro catene di approvvigionamento. Il cambiamento climatico ha intensificato i disastri naturali che possono chiudere le fabbriche. La guerra di Hamas e la difesa dell’Ucraina contro l’invasione russa hanno generato nuovi rischi finanziari, e nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale potrebbero cambiare il modo in cui operano le aziende e spostare i lavoratori.

Gli stessi concetti che sostanzialmente aveva rimarcato il presidente cinese Xi Jinping quando ha incontrato i leader aziendali americani mercoledì sera durante la cena. È stata una rara opportunità per i leader aziendali statunitensi ascoltare direttamente il leader cinese mentre cercano chiarimenti sulle norme di sicurezza in espansione di Pechino che potrebbero soffocare gli investimenti stranieri. “La Cina sta perseguendo uno sviluppo di alta qualità e gli Stati Uniti stanno rivitalizzando la propria economia”, ha detto, secondo una traduzione in lingua inglese. “C’è ampio spazio per la nostra cooperazione e siamo pienamente in grado di aiutarci a vicenda ad avere successo e ottenere risultati vantaggiosi per tutti”. Ha anche segnalato che la Cina avrebbe inviato agli Stati Uniti nuovi panda, solo una settimana dopo che tre dello Smithsonian National Zoo erano stati restituiti alla Cina, con grande sgomento degli americani. Negli Stati Uniti, allo zoo di Atlanta, sono rimasti solo quattro panda. 

Il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha potuto direttamente ascoltare che Biden e Xi comprendono che i complicati legami tra le due nazioni hanno importanti impatti globali. Il loro incontro è stato in parte uno sforzo per mostrare al mondo che, sebbene siano concorrenti economici globali, Stati Uniti e Cina non sono rivali a tutti gli effetti. Biden ha delineato una visione di leader che gestiscono la concorrenza “responsabilmente”, aggiungendo: “questo è ciò che gli Stati Uniti vogliono e ciò che intendiamo fare”. Xi, tuttavia, è stato più cupo riguardo allo stato dell’economia globale post-pandemia. L’economia cinese rimane in una fase di stasi, con i prezzi in calo a causa della debole domanda da parte dei consumatori e delle imprese. “L’economia globale si sta riprendendo, ma il suo slancio rimane lento”, ha detto Xi. “Le catene industriali e di fornitura sono ancora minacciate di interruzione e il protezionismo è in aumento. Tutti questi sono problemi gravi”. Con un velo di ottimismo Xi ha anche dichiarato:” La Cina sta perseguendo uno sviluppo di alta qualità e gli Stati Uniti stanno rivitalizzando la propria economia”, ha detto, secondo una traduzione in lingua inglese. “C’è ampio spazio per la nostra cooperazione e siamo pienamente in grado di aiutarci a vicenda ad avere successo e ottenere risultati vantaggiosi per tutti”. 

Funzionari della Casa Bianca (secondo quanto riporta l’AP) hanno affermato che Biden è stato rafforzato dai segnali che indicano che l’economia statunitense è in una posizione più forte di quella cinese e che gli Stati Uniti stanno costruendo alleanze più forti in tutto il Pacifico. Parte di queste alleanze avviene attraverso il quadro economico indo-pacifico, annunciato durante un viaggio a Tokyo nel maggio 2022. Ciò è avvenuto sei anni dopo che gli Stati Uniti si erano ritirati unilateralmente dal Partenariato Trans-Pacifico, un accordo commerciale firmato da 12 paesi.

Il segretario al Commercio Gina Raimondo ha affermato che la firma degli accordi nell’ambito dell’IPEF riflette l’impegno degli Stati Uniti nei confronti degli altri paesi asiatici. Un tema più ampio dell’incontro dell’APEC, ha affermato, è stato che “gli Stati Uniti sono un partner durevole, duraturo e affidabile per i paesi di quella regione”. Il nuovo quadro si fonda su quattro pilastri principali: catene di approvvigionamento, clima, lotta alla corruzione e commercio. Non ci saranno accordi commerciali ufficiali da annunciare: l’etichetta di “quadro”, come abbiamo già scritto, consente a Biden di bypassare il Congresso su qualsiasi accordo raggiunto con i 12 paesi. 

Un “quadro” ricco di disegni e colori a partire dalle misure concordate per ripristinare le comunicazioni al livello dei vertici militari che erano state sospese nel 2022, a seguito della visita a Taiwan della portavoce della Camera dei Rappresentanti americana Nancy Pelosi.  Secondo il capo di Stato americano, l’accordo è importante perché proprio la mancanza di comunicazione può essere all’origine di “incidenti”. D’ora in poi, ha detto Biden nella conferenza stampa seguita all’incontro, entrambi i presidenti potranno “fare una telefonata e parlare direttamente”. A sottolineare la necessità della cooperazione è stato anche Xi.

La Cina ha ben compreso che il dibattito interno agli Stati Uniti obbliga il Presidente Biden a rendere chiaro ed inequivocabile il rapporto concorrenziale e di distinzione tra sistemi che è alla base di quello che non è un G2 ma sembra essere il nocciolo dal quale si spera far germogliare un neo-multilateralismo.

È per questa ragione che era inevitabile la dichiarazione di Biden al termine del faccia a faccia con Xi, secondo la quale il presidente cinese è un dittatore perché “gestisce un Paese che è un Paese comunista ed è basato su una forma di governo totalmente diversa dalla nostra”. Un’affermazione che Pechino, per bocca del portavoce del ministro degli Esteri Mao Ning, ha definito “estremamente sbagliata e irresponsabile, la Cina si oppone risolutamente alla manipolazione politica“. Ning ha inoltre aggiunto che ci sono sempre “persone con secondi fini” che cercano di provocare e minare le relazioni Cina-USA. “Ma ciò non avrà successo”, ha concluso il diplomatico. Ci mancava soltanto che aggiungesse: è il prezzo della distensione.

D’altronde Pechino sa che il presidente Biden non è nuovo al sistema di procedere nella trattativa con apparenti pubbliche dissociazioni. Accadde così anche lo scorso giugno, quando dalla Casa Bianca fu diffuso un comunicato, meno di 24 ore dopo la visita del segretario di Stato Antony Blinken a Pechino, sulla quale Washington riponeva grandi speranze nel miglioramento delle relazioni bilaterali, con cui XI era definito come “un dittatore”.

Allora il Ministero degli Esteri cinese non lesinò aggettivi per tali dichiarazioni, bollandole come “assurde, irresponsabili, contrarie ai fatti, che violano pesantemente l’etichetta diplomatica”, arrivando a parlare di “un grave attacco alla dignità politica della Cina” e di ” un’aperta provocazione politica”. Questa volta però Pechino tende a non allargare lo strappo, intuendo che la dichiarazione di Biden cela motivi che servono a far prevalere in concreto un autentico spirito di apertura e collaborazione, che tuttavia non è scevro di diffidenze

Il Ministero degli Esteri cinese ha preferito sostenere che a San Francisco le parti hanno delineato “un piano per l’attuazione di uno sviluppo sano e stabile delle relazioni bilaterali”. Lo stesso Xi ha dichiarato che i rapporti tra Cina e Usa continueranno ad espandersi: “credo che una volta aperta la porta alle relazioni bilaterali, non verrà più chiusa”, ha sostenuto Jinping, parlando a San Francisco nella cena della comunità imprenditoriale Usa-Cina, “Non dobbiamo creare ostacoli di vario genere oppure effetti agghiaccianti”, ha aggiunto Xi alla platea di circa 400 figure di spicco del mondo della Corporate America e di accademici, tra cui i numeri uno di Apple Tim Cook e Pfizer Albert Burla.

Biden sa che il lavoro non è finito, è appena iniziato. Smussato il confronto militare fra le due superpotenze e riportato entro l’ambito diplomatico la questione di Taiwan, il vertice ha avviato un concreto disgelo e, aspetto questo decisivo per la Cina, ha rilanciato le prospettive economiche. 

“Abbiamo fatto alcuni importanti progressi, i colloqui sono stati molto costruttivi e produttivi. ” ha confermato nella conferenza stampa il Presidente degli Stati Uniti, che non può rinunciare al ruolo statunitense di preminenza nel mondo libero e democratico che è definito Occidente. Non è soltanto per impedire ai seguaci di Donald Trump di attaccarlo su un elemento identitario negli USA ma anche per rassicurare l’Europa, il G7, l’Australia, i paesi membri della NATO, l’Ucraina ed i tanti che guardano speranzosi di aiuto e comprensione a Washington che Biden ha affermato di considerare ancora Xi un “dittatore”, per poi specificare: “in quanto comunista”. Un chiaro riferimento alla sistematica violazione dei diritti umani e alla spietata repressione del dissenso da parte dell’ultimo grande regime comunista del mondo. 

Anche l’imperscrutabile parte cinese può definire l’esito del vertice double face. Xi Jinping sa che ora deve concretizzare economicamente il vantaggio occidentale derivante dal visibile isolamento di fatto della Russia di Putin, che annaspa nelle sabbie mobili della fallita e comunque disastrosa invasione dell’Ucraina, e dall’indebolimento dei tanti nemici mediorientali, Iran in primis. Xi ha affermato di considerare la partnership tra Stati Uniti e Cina “la relazione bilaterale più importante al mondo” e ha specificato che l’altra faccia dell’impatto cinese sull’accordo, che ancora non si scorge, riguarda quanto e come la ritrovata distensione con gli Stati Uniti potrà rilanciare l’economia e l’interscambio globale. Fattori vitali per Pechino.

Aspetto collaterale ancora più importante di questa sorta di spirito di San Francisco.Perciò, presupponendo che sia vero che, come sostiene Xi: “La Cina non ha intenzione di superare o spodestare gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti non dovrebbero tramare per sopprimere o contenere la Cina” e che “una volta aperte relazioni Usa-Cina non saranno chiuse”, Pechino ha preso la precauzione di inviare nello stesso momento in cui si discuteva di Taiwan dieci aerei e cinque navi da guerra nei pressi dell’isola. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa di Taipei su X, due caccia da combattimento J-10, un aereo da guerra antisommergibile Y-8 e un aereo da riconoscimento Y-8 hanno varcato il perimetro sud-orientale della Zona d’identificazione della difesa aerea dell’isola. Taiwan ha risposto schierando navi, aerei e sistemi missilistici terrestri. 

A San Francisco Taiwan è stata rappresentata da Morris Chang fondatore del colosso Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), perché la presidente Tsai Ing-wen non può infatti partecipare di persona a causa dell’opposizione del Partito comunista cinese, che rivendica la sua giurisdizione sull’isola. Nonostante la platealità dell’atto il portavoce del ministero degli Esteri taiwanese Jeff Liu ha espresso “profondo apprezzamento e un sincero ringraziamento al presidente Biden per aver nuovamente dichiarato inizialmente il risoluto sostegno degli Stati Uniti al mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan “. 

Stando a un resoconto della Casa Bianca del bilaterale di quattro ore tenuto da Biden e Xi, il presidente Usa ha ribadito la “ferma opposizione a qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quo da entrambe le parti”, auspicando che “le divergenze tra le due sponde dello Stretto siano risolte con mezzi pacifici”. Biden ha inoltre dichiarato che “il mondo ha interesse nella pace e nella stabilità”, invitando la Cina alla “moderazione” nelle attività militari condotte all’interno e nei pressi dello Stretto. Durante il faccia a faccia con Biden, il primo tenuto dai due dal vertice indonesiano dei G20 lo scorso anno, Xi ha ribadito la sua propensione a risolvere il dossier con mezzi pacifici, mettendo in guardia Washington dal porre ulteriore sostegno militare all’isola.

Sembra passato un tempo lunghissimo dal 2005, quando l’intervento militare di Washington in Medio Oriente aveva raggiunto un punto morto, accompagnato dalla instabilità permanente dell’Afghanistan e dalla precarietà del contesto iracheno, costruendo l’impressione che fosse fallito il progetto statunitense di ridisegnare la regione. La prima potenza planetaria inchiodata in un sistema inconcludente e poco dopo, nel 2008, travolta da una crisi finanziaria che apparve subito peggiore del disastro della Grande depressione, fece concludere alla Cina che era possibile fare a meno del modello americano, incapace di assumere misure radicali per sostituire i fili conduttori bruciati che avevano provocato un cortocircuito mondiale.

Una politica di corto respiro, quella americana, che ha regalato un vantaggio politico a Pechino, alimentato speranze neoimperialiste a Mosca, fatto crescere un populismo becero negli stessi Stati Uniti. I tre anni del “vecchio” Biden hanno costretto Pechino a riconsiderare i perimetri del proprio successo economico oggi divenuto meno stabile, più problematico, anche a causa degli errori presuntuosamente commessi durante la pandemia del Covid-19 e l’erronea percezione della capacità russa di imporsi sull’Ucraina. Nonostante la “vittoria” del potere col potere che ha riconfermato l’assolutismo di Xi Jinping e del partito sulla direzione dell’economia, Pechino ha compreso che è finita, proprio grazie alla globalizzazione, l’era dell’unità del centro politico-economico nel partito unico e il valore anch’esso assoluto, nell’epoca dei cambiamenti quotidiani, dell’attendismo confuciano; che resta un valore importante ed identitario ma che non può più essere modello supremo.

È possibile che chi ha sperato in spiragli di luce rischiaranti il buio presente tragga buoni auspici perché si fermino sangue e distruzione, in quei conflitti che non sono una guerra mondiale a pezzi ma sono dolorosi e drammatici lo stesso.

Nave Vespucci a Buenos Aires

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