Argentina: un nuovo capitolo di storia

Di Bobo Craxi

Come annunciato  Xavier Milei eletto con un forte suffragio dai cittadini argentini ha avviato il suo piano di riforme di impronta ultra liberista condito con l’imperativo della “necessità” ed “urgenza” come recita il Decreto che é sottoposto al voto parlamentare. E come inevitabile è stato sufficiente il solo annuncio delle priorità contenute nel piano per far scattare la protesta popolare si qui contenuta nel proprio pacifismo.

Milei non ha nascosto agli argentini la realtà economica del paese, ma d’altronde anche i precedenti governanti la conoscevano, un paese sull’orlo della bancarotta che non riesce a trovare un equilibrio compatibile fra le sue ricchezze importanti, naturali e materiali di molti cittadini ed una arretratezza spaventosa che si dipana lungo tutto il territorio da Nord a Sud; una lunga dissipazione del patrimonio nazionale che non ha inizio negli ultimi anni ma che viene da lontano a cui non sono servite o bastate le cure palliative che i diversi populisti hanno praticato. 

É arrivato un ciclone, quello di Milei che ha suscitato entusiasmo preventivo indebito perché le ricette che egli propone rischiano di fratturare ancora di più il paese; ed egli stesso se ne rende conto perché preventivamente ha promosso un nuovo decalogo sull’ordine pubblico in occasione di manifestazioni o scioperi che rendono evidente quanto le sue “riforme” per imporsi abbiano bisogno del conforto dell’uso della forza, assai più sbrigativa ed efficace della ragione. 

Cancellando almeno 300 Leggi nelle quali erano contenuti vincoli per privatizzare il patrimonio e le imprese pubbliche al fine di liberalizzare i mercati e leggi in difesa dei diritti del lavoro. 

Da un lato esiste una scommessa che è tutta ideologica quella di un liberismo senza regole che metterà a dura prova la tenuta sociale del paese perché fondate su una speranza che è quella che l’apertura totale al mercato ed al “laissez faire” avrà una ricaduta sui dati dell’economia. 

Questa che è una dottrina in voga nei turbo-liberisti americani deve tuttavia fare i conti con una realtà che non può adattarsi alla totale assenza di protezione sociale in attesa che nel paese si ridetermini una ricchezza tale da poter essere redistribuita. 

In prospettiva c’è la “dollarizzazione” ovvero il tentativo di frenare la spinta inflattiva agganciandosi in modo caudatario alla moneta americana pensando così di ridurre il premio di rischio che il paese deve pagare ai creditori internazionali e soprattutto ritenendo di avere maggior credito dagli investitori che Milei pensa di attrarre rendendo appetibile molta parte di beni che ha già messo sul mercato. 

L’impressione è che questa svendita sotto costo del paese abbia una regia che non risiede a Buenos Aires e che ha trovato in Milei un perfetto esecutore che oggi può contare su un buon consenso della Nazione.

Se non che alla prova dei fatti il vero rischio politico nasce dall’azzardo di promuovere politiche radicali, non dissimili da quelle adottate nel Chile di Pinochet, i cui effetti non saranno immediati e che genereranno delusione in chi nutriva aspettative e indispettiranno le parti sociali che sono già allertate in una mobilitazione popolare che farà leva innanzitutto sulle restrizioni democratiche che Xavier Milei ha introdotto. 

E da brillante e creativo economista, ricordiamo che egli ha collaborato con il ministero dell’economia di massa suo competitore alle presidenziali, Milei si è calato completamente nella parte del capo popolo contro il sistema di cui lui ha perfettamente fatto parte rinnovando la tradizione in voga in tutto il Sud America di personalità che si pongono come obiettivo nobile di guarire la patria dimostrando di essere alla fine più che la medicina una malattia estrema di un certo radicalismo che ascende il potere. 

Si tratta ora di intendere bene se questi provvedimenti che si configurano come veri e propri editti ultra-liberisti nella loro applicazione immediata raggiungeranno gli obiettivi che essi si propongono o se resteranno, salvo i provvedimenti marziali sull’ordine pubblico, di non facile applicazione ed estensione.

Per l’Argentina si apre un nuovo capitolo di Storia, rimane sospeso il giudizio come il fiato di molti cittadini e molti osservatori che avevano seguito con crescente preoccupazione la campagna elettorale che ha avuto come immagine simbolica un uomo circondato da ali di folla, in piedi su un pick-up, che brandiva una moto-sega.

Non è escluso che Xavier Milei stia per segare il fragile ramo istituzionale su cui é seduto, causerebbe la sua caduta ma anche quella della gloriosa nazione sudamericana dove vivono milioni di oriundi italiani. 

Nave Vespucci a Buenos Aires

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